Quale sanità è davvero possibile?

A Tempio un convegno per guardare oltre le liste d’attesa

C’è una domanda che attraversa la Sardegna come un filo rosso, dai piccoli centri dell’interno fino alle città costiere: quale sanità possiamo ancora permetterci?

Non è retorica, neanche catastrofismo. È una questione che pesa come un macigno per chi deve aspettare mesi per una visita specialistica, per chi rinuncia a curarsi perché la struttura più vicina è troppo lontana, per chi scopre sulla propria pelle che il diritto alla salute non è uguale per tutti.

Di questo si parlerà venerdì 24 ottobre alle 17, nella ex palazzina comando di Tempio Pausania, in un convegno che ha il merito di mettere le carte in tavola senza giri di parole. “Quale sanità è possibile? Le diseguaglianze di salute in Sardegna” non è l’ennesimo convegno di bandiera, ma un tentativo serio di fotografare la realtà e ragionare su cosa si può fare davvero.

A guidare la riflessione sarà il professor Luigi Minerba, responsabile unico dell’assistenza sanitaria per le liste d’attesa della Sardegna, affiancato da altri interventi istituzionali: dal sindaco di Tempio Gianni Addis, presidente della conferenza socio-sanitaria dell’ASL 2, all’onorevole Giuseppe Meloni, vicepresidente della Giunta Regionale, all’onorevole Giuseppe Frau, vicepresidente del Consiglio Regionale e al dottor Ottaviano Contu, commissario straordinario dell’ASL 2.

Il tema è complesso quanto urgente. In Sardegna le diseguaglianze sanitarie non sono un’astrazione statistica: sono chilometri da percorrere per raggiungere un ospedale, sono tempi d’attesa che si dilatano fino a diventare intollerabili, sono servizi che esistono sulla carta ma non nella pratica quotidiana di chi vive lontano dai centri maggiori. Il convegno si propone di scandagliare proprio questo: le determinanti sociali e geografiche che pesano sulla salute dei sardi, l’accessibilità reale ai servizi e tutti quegli indicatori che ci raccontano di un gap rispetto alla media nazionale che è diventato insostenibile.

L’obiettivo dichiarato è fornire elementi concreti per orientare le politiche regionali verso una maggiore equità. Perché quello che manca sono le proposte praticabili e le strategie che non restino lettera morta. L’iniziativa porta ancora una volta la firma del Circolo Culturale Don Primo Mazzolari di Tempio Pausania, realtà che da un decennio anima il dibattito pubblico locale con incontri di qualità su temi sociali, politici, giuridici e religiosi. Non è un caso che si sia scelto di affrontare proprio la sanità: poche questioni toccano così nel vivo la vita quotidiana delle persone. Perché se vogliamo davvero capire quale sanità è possibile in Sardegna, bisogna partire dall’ascolto di chi quella sanità la vive, la gestisce, la subisce ogni giorno sulla propria pelle. Operando per trovare insieme qualche risposta che non sia l’ennesima promessa destinata a restare tale.

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